
Era il 1978 quando a Santiago del Cile venne pubblicato per la prima volta “El Cordón Dorado. Hitlerismo Esotérico” di Miguel Serrano, primo volume di una trilogia dedicata ad indagare e illustrare le connessioni presunte o reali del nazionalsocialismo con una tradizione millenaria. A ventisette anni dalla sua uscita questo testo approda finalmente nel nostro paese e nella nostra lingua grazie alla casa editrice Settimo Sigillo.
Non deve stupirci la quantità del tempo intercorso prima che venisse alla luce perché nella nostra epoca esistono libri, e “El Cordón Dorado” è uno di questi, che fanno parte, per varie ragioni, di un immaginario ma plausibilissimo indice di libri maledetti o proibiti. Una di queste ragioni, la più evidente, è il fatto di non essere politicamente corretti anzi, di macchiarsi della colpa suprema di parlare una lingua diretta, come quella dei nostriantenati, senza moralismi nè perbenismi. Una lingua che sà di Verità e di conformità alle immutabili leggi della Natura.
Miguel Serrano (n. 1917), ex ambasciatore cileno, scrittore raffinato e poetico, amico di Herman Hesse e Carl Gustav Jung fra gli altri, raccoglie qui, nel suo primo e più famoso libro dedicato al tema, testimonianze dirette e informazioni, che ricevette grazie ai suoi contatti diplomatici ed alla sua iniziazione in un Ordine esoterico in Cile, sulla controversa natura ed origine del movimento nazionalsocialista e del suo massimo leader, Adolf Hitler.
Non è un caso che il sottotitolo del testo sia “Hitlerismo Esotérico” perché difatti per Serrano la figura di Hitler è assolutamente centrale edeterminante per penetrare le cause di un fenomeno che a distanza di sessanta anni con il suo apparente senso di alienità ancora coinvolge e sconvolge milioni di persone in tutto il mondo.
Seguendo le orme già a suo tempo tracciate da Savitri Devi, l’autore insinua fin dalle prima pagine l’idea che in Hitler abbiano agito cause che trascendono il piano dell’ordinaria umanità e che affondano le loro radici in qualcosa di antichissimo e ancestrale.
A differenza tuttavia delle ormai moltissime pubblicazioni sull’argomento Serrano ha dalla sua una solida preparazione culturale su molte tematiche storiche, politiche e “magiche” ed è proprio dalla straordinaria commistione fra queste, che nasce e prende vita una narrazione che si situa a metà fra il saggio ed il romanzo visionario.
Chi scrive ha avuto modo di leggere il libro in lingua originale ed il ricordo della prima volta è talmente forte che dubita che questo libro possa ricevere una tiepida accoglienza. La cosa più probabile è che esso da una parte ispiri in un certo numero di lettori delle nuove possibilità, dei nuovi orizzonti ideali e anche pratici, in quanto da una mutata visione del mondo non possono non discendere conseguenze radicali per ciò che concerne le nostre vite, dall’altra vi sarà qualcuno che opporrà un rifiuto netto ai suoi contenuti e forse esternerà anche una certa derisione.
In effetti atteggiamenti del genere non sono improbabili quando ci troviamo in presenza di un qualcuno che osa affermare cose che stridono troppo col buon senso quotidiano. Ma il punto è proprio qui. Osserviamo meglio.
Il libro di Serrano è una pietra di paragone. Costringe il lettore a soffermarsi su una serie di possibilità che intrecciano in modo inestricabile il dato reale, storico a qualcosa che potremmo definire l’immaginale, il mitopoietico. E ciò che noi ricaviamo dalla lettura di un libro del genere è esattamente commisurato a ciò che noi siamo disposti a credere o non credere nella vita di tutti i giorni. In altre parole il libro è uno specchio della propria anima e, direbbe l’autore, del proprio sangue perché il sangue è qualcosa che possiede un alto contenuto spirituale.
E’ una memoria. Allora l’argomento centrale della lettura sembra affiorare ad ogni pagina ma allo stesso tempo occultarsi perché non è il nazismo, non sono i catari, non i templari o i rosacroce. Non è l’induismoo lo gnosticismo, non è la Seconda Guerra mondiale o gli eventi narrati nel libro della Genesi. Non è la vera storia degli ebrei o gli insegnamenti della mitologia nordica. Non è nulla di tutto questo ma allo stesso tempo è anche tutto questo. In tutto ciò si riflette e parla a chi lo sa ascoltare.
Qual è l’argomento centrale? L’argomento centrale è un ricordo, una nostalgia, qualcosa che non può essere definito da parole umane ma che già dall’ epigrafe di Pindaro, in apertura, invita il lettore a penetrare il suo segreto. “Né per mare né per terra troverai il cammino che porta alla terra degli iperborei.”
La bellezza inarrivabile di questo libro è avere realmente la capacità che solo i testi che ci parlano di qualcosa di superiore, hanno: quello di risvegliarci ad un altro stato di coscienza. “El Cordón Dorado” può essere senza dubbio considerato uno scritto su più livelli di cui quello letterale non è naturalmente che il primo e più esteriore ma che, in virtù della magia del Simbolo rappresenta comunque sempre un piano di realtà, una verità relativa.
La ricerca alchemica ed esoterica di Miguel Serrano è presente lungo lo svolgersi di tutto il testo in maniera evidente, la sua capacità di servirsi di metafore è molto sottile e pervasiva. Solo attraverso un’attenta e accorta lettura certi messaggi possono essere decifrati e compresi.
Poco prima elencavamo alcuni dei molteplici argomenti che vengono toccati dall’autore e di certo una parte preponderante la occupa appunto l’”hitlerismo” che come un filo rosso li collega. Uno forse, ma non l’unico certo, degli assunti più sconcertanti che vengono portati al centro di tutta la narrazione è la possibile sopravvivenza di Hitler e la sua esaltazione e divinizzazione.
Se da una parte tutto questo suonerà caricaturale alle orecchie di qualcuno non penso sia molto lontano dalla verità affermare che oramai nel mondo esiste di fatto un culto religioso (non una chiesa dogmatica ma un culto sì) che ha fatte sue le principali insegne del nazionalsocialismo e che è oggetto accurato di studio in uno degli ultimi libri di Nicholas Goodrick-Clarke.
Parliamo del libro “Black Sun: Aryan Cults, Esoteric Nazism and the Politics of Identity” . Questo culto variegato è molto giovane ma ha tutte le carte in regola per crescere, diffondersi e giocare un ruolo nel futuro del mondo. In rapporto a questo, il libro di Serrano, sebbene ancora lettura di nicchia, può essere visto come un testo venerato e contenente delle chiavi di accesso a questa nuova religiosità.
“Hitler non è morto”, assicurava l’autore in una intevista di vari anni fa.
E nell’introduzione del libro, mentre un brivido inspiegabile corre lungo la schiena, ci informa:
“La guerra non è finita”.

















