
Visita al Nido d’Aquila
Breve resoconto di un pellegrinaggio hitlerista
En mis visitas a Berchtesgaden siempre me ha llamado la atención una vibración telúrica,algo en el aire que conecta instantáneamente ese punto de los Alpes con los Himalaya y Transhimalaya tibetanos;el alto refugio de Hitler,con Lhassa del Dalai Lama,con Kambala…
(El Cordon Dorado –Miguel Serrano)
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Quando poi si arriva nei pressi dell’Obersalzberg non si può fare a meno di immaginare per qualche istante di vedere ancora il posto di guardia delle SS attivo,con le divise nere dei soldati che ti accolgono in un’atmosfera quasi sacrale. Qui,durante gli anni 30 del secolo scorso si ebbe un centro nevralgico della politica internazionale e furono pianificate e avviate costruzioni che,senza snaturare l’ambiente e distruggere la natura,avrebbero però mutato per sempre le sorti dell’area.
Ecco una descrizione dei lavori ecocompatibili nelle parole del costruttore tedesco di autostrade dott. Todt:“…è molto importante che tutti i pendii e le deformazioni necessarie siano fatte seguendo la forma della montagna. La vegetazione doveva venire rispettata il più possibile,alberi e boschi possono rinascere solo dopo tanti anni in un simile terreno. Poiché il terreno è fondamentale per la nascita e la crescita del verde,tutto quello che veniva esportato durante la costruzione,veniva poi riutilizzato,senza alcuno spreco…”
Un autobus parte ogni ora per salire in cima alla vetta del Kehlstein,o meglio,quasi in vetta perché dovrà necessariamente fermarsi nel parcheggio situato a 1710 metri di altezza e dal quale per raggiungere il Nido sarà necessario prendere un’ascensore costruita all’interno della montagna.
La salita con il mezzo offre vedute spettacolari e sedendosi accanto ai finestrini e guardando in basso,lì dove non è visibile il ciglio della strada,è possibile avere l’impressione di essere su un aereo che vola miracolosamente accostato alle pareti di roccia. La strada è in un ottimo stato,così come fu asfaltata al tempo e coi bordi in pietra naturale,così come sono in pietre naturali le varie gallerie e le mura di sostegno.
Giunti al parcheggio il panorama che si presenta agli occhi del visitatore è già spettacolare e la temperatura diminuita notevolmente. Da questo punto è possibile accedere,oltrepassando un portone di bronzo maestoso le cui maniglie,oggi purtroppo non più presenti,furono modellate da Arno Breker,ad una galleria che si inoltra per 128 metri nel cuore del Kehlstein.
L’impressione di solidità della galleria rivestita in marmo del Untersberg è notevole. Qui i passi e le voci degli uomini rimbombano e per un attimo ancora ci si può immergere nella visione di chi calcò più volte questo suolo in passato. Al termine della galleria si apre una stanza circolare a volta,che è un atrio prima dell’ascensore,è come la camera di passaggio per un’altra dimensione.
L’ascensore rivestita per il 95% in ottone con sedili in pelle verde smeraldo è molto spaziosa e viaggia a una velocità molto elevata. Il sobbalzo alla sua partenza mette il cuore in gola come al decollo di un aeroplano. Sembra che il motore sia stato potenziato nel 1973 ma in ogni caso l’ideazione di un tale elevatore rimane qualcosa di veramente ingegnoso.
Questa unione di tecnologia ed estetica ottocentesca ricorda di sfuggita macchine fantascientifiche come il Nautilus nel romanzo “Ventimila leghe sotto i mari” di Jules Verne. L’ascensore percorre ben 124 metri all’interno della roccia e quando il suo viaggio termina e le porte si aprono siete arrivati sull Nido d’Aquila,il rifugio montano di Adolf Hitler costruito secondo le istruzioni di Martin Bormann.
Il giorno della nostra visita il tempo non è quel che si dice un tempo buono. Banchi di nuvole affollano la cima del Kehlstein e il paesaggio risulta piuttosto coperto ma nonostante questo il luogo emana energie speciali. Forti venti trascinano vorticosamente i vapori umidi in danze leggiadre e affacciarsi al parapetto del terrazzo che dà sul vuoto comunica istantaneamente una sensazione ultraterrena,un misto di serenità e potenza.
In cammino tra la foschia sul sentiero che si dipana dal fianco nord-ovest del rifugio ci si imbatte in diverse salamandre che sbucano fuori dai cespugli,sono esemplari di salamandra alpina (salamandra atra),tutte nere e praticamente indistinguibili l’una dall’altra;a quanto pare è l’unica specie di anfibio in Europa a essersi resa indipendente dall’acqua.
Inoltre non possiamo dimenticare le valenza simboliche di tale animale:la salamandra fa parte degli elementali della sfera del Fuoco e non è un caso che sempre simbolicamente un tale Fuoco si trovi in cima alla vetta di un monte. Per dirla con parole non nostre:“Centro ideale di totalità,di divinità,di ‘calore in mezzo ai ghiacci‘.”
Rocce aguzze e frastagliate,dalla conformazione quasi labirintica,sbucano dal terreno e su di esse cresce a sprazzi una fitta vegetazione. Qualcuno ha pensato bene di piantare una croce in legno anche qui che reca la data 2003 ed è quindi molto recente. Al centro della croce un edelweiss di plastica,fiore classico alpino. Il tutto risulta molto kitsch.
Si intravedono i resti della contraerea in caso di attacco alleato,attacco che era programmato secondo i piani del nemico ma che,per volontà del Fato pur distruggendo l’Obersalzberg non riusciì a centrare l’obiettivo del Nido d’Aquila.
Kehlsteinhaus. 1834 metri. Un luogo dal quale si gode una vista e si respira un’aria che non si direbbe residenza di uomini ma di dèi. Leggiamo di seguito una testimonianza dell’epoca molto significativa e che potrà aiutare il lettore a ricevere le sensazioni che noi stessi abbiamo provato quel giorno. Chi parla è Francois Poncet,ambasciatore francese:
“Il giorno dell’incontro (17 ottobre) Hitler mi mise a disposizione il suo aereo,arrivai il giorno seguente a Berchtesgaden verso le 15.00 e da qui proseguimmo in macchina. Il luogo dell’incontro pareva un osservatorio sopra una montagna,oltre i 1800 m di altitudine. Lungo una strada di molte cuve si poteva giungere in cima.
Questa audace costruzione rende onore all’architetto Todt e ai suoi operai,che la realizzarono in meno di tre anni. La strada termina all’inizio di un tunnel,alla cui fine c’è un grande ascensore rivestito in ottone. Arrivai così in una bassa costruzione sorretta da pilastri romani e a forma di galleria e da un gran salone rotondo,nel cui camino vi erano grossi ceppi ardenti.
Qui c’era un tavolo con trenta poltrone e guardando fuori sembrava di essere in aereo:Si vedeva Salisburgo,come in un anfiteatro, e altri paesi circondati da folti boschi. La casa di Hitler sembrava volare nell’infinito. Era forse il castello di Montsalvat abitato dagli spiriti o il monte Athos con i suoi monaci solitari?…”
La stanza alla quale si riferisce Poncet è stata trasformata oggi in una sala da thè e ristorante ma le sue mura a ben guardare mantengono intatto il fascino originale. Il caminetto,massiccio,in marmo di carrara,regalo di Benito Mussolini per il 50° compleanno del Führer,purtroppo oggi risulta alquanto danneggiato a causa dell’inciviltà dei visitatori. Il perimetro delle mura è un ottagono aperto che si apre su tre lati sul resto della costruzione,da dentro la sala appare però circolare,con il muro interrotto dalle ampie finestre a nicchia.
Dopo il freddo e l’umidità che ci hanno castigato all’arrivo,l’ideale è quello di corroborarsi con qualche caldabevanda e così facciamo una breve sosta qui.
Abbandonare alla fine dopo varie ore il posto dispiace ma è inevitabile. Già il giorno volge alla sua metà quando gruppi numerosi di turisti si affollano nel parcheggio sottostante scendendo dagli autobus strapieni. E’ stato un bene essersi recati qui poco dopo l’alba e aver goduto delle prime ore solitarie del mattino. Il meglio lo abbiamo avuto e lo conserviamo gelosamente dentro.
Questo luogo incantevole,oggi trasformato in meta turistica a tutti gli effetti,non può di certo venire sminuito dalle guide e dagli opuscoli in vendita che però non cessano di affermare perentoriamente la malvagità dei suoi primi occupanti,ossia di coloro che lo vollero e lo realizzarono. Questa schizofrenia dell’animo tedesco,questo doversi castigare per colpe mai commesse e maledire un passato di cui bisognerebbe andar orgogliosi noi ci auguriano che un giorno abbia termine.
Nel frattempo,per chi vuole e per chi può,sarà sempre possibile recarsi silenziosamente nei pressi di queste montagne,di queste valli e respirare un’aria pulita,salubre,antica. Sarà possibile salire su Kehlstein e riflettere sulla magnificenza di ciò che significa dedicare la propria vita a un nobile ideale e sacrificare il proprio tempo e le proprie energie alla costruzione di un paese forte e libero dal giogo dell’usurocrazia globale.
Sarà possibile visitare il cimitero di Berchtesgaden e onorare quei giovani martiri dell’Onore e della Fedeltà che caddero sul fronte occidentale e su quello orientale. Finchè rimarrà almeno un simbolo su questa terra di ciò che fu il nazionalsocialismo ci saranno occhi che sapranno vedere “oltre” e voci che vibreranno all’unisono con quelle che,non udite dal volgo,ancora oggi circondano in un coro glorioso la vetta del Kelhstein.


























