Vado talvolta in notti aspre
alla quercia di Wotan nel boschetto silente,
per intrecciare con oscure potenze un’unione –
le Rune si fan magiche al chiarore lunare. E tutti coloro che di giorno sono impudenti si fan piccoli davanti alla formula magica!
si muovono lucenti – ma invece di andare alla pugna, come stalagmiti si irrigidiscono.
Così si separano i falsi dai veri penetro nel nido del sillabario -
E do poi ai buoni e ai giusti, con la mia formula, benedizione e prosperità
Adolf Hitler, in una notte aspra dell’Anno XXVI sul Fronte
Il 20 Aprile è sempre per noi Hitleristi una data di fondamentale importanza. Questo giorno non è solo la rimembranza della venuta in questo mondo di quella prefigurazione del “Vendicatore dei Tempi” che è stato Adolf Hitler, ma rappresenta la giornata in cui tutti noi, nel mezzo delle festività dedicate alla Dea Ostara, attraverso il ricordo della Vita del Führer guardiamo al presente sapendo di essere gli ultimi rimasti in piedi a mantenere fedeltà alla bandiera da esso creata.
E’ un mondo totalmente perverso quello che un tempo accolse il nuovo nascituro che sarebbe diventato l’uomo al contempo più amato e più odiato della storia. Naque in Austria, in un ambiente che per quanto pieno di difetti dal nostro e suo punto di vista, di cultura cattolica, parlamentarista, piccolo borghese, confrontato con quello attuale era un paradiso. In un impero che il giovane Hitler disprezzava come “multirazziale”, un impero che comprendeva popoli differenti si, che aveva ormai perso l’impronta della dirigenza Germanica a favore di un ecumenismo magiaro-balcanico che nel parlamentarismo negava anche qualunque possibilità di elevazione di eventuali aristocrazie di questi popoli, quindi un disprezzo per quell’ambiente da mercato del pesce di Vienna dove “gli stregoni del cielo” trovavano nuovi adepti tra le masse anonime e diseredate di ogni lingua.
Se improvvisamente Hitler tornasse a girare per le strade della Vienna attuale probabilmente rimpiangerebbe quella “babilonia di razze” che già descriveva negli anni 20, e un brivido ben più forte gli scorrerebbe sulla schiena alla visione di improvvise materializzazioni di strani accoppiamenti che si pensava esistessero solo nelle esagerate fantasie di un Monaco cistercense.
Ma non era un suo nè è un nostro atteggiamento quello di rimpiangere il “meno peggio”, perchè nel nostro essere Rivoluzionari siamo convinti dell’inevitabilità della decadenza, dell’involuzione, e al contempo della nostra inevitabile Resistenza. Una Resistenza che non si protende al passato prossimo, alle Birrerie di legno intriso di fumo e alcool, ma che guarda così avanti da compiere un intero ciclo e giungere all’origine più remota dell’età dell’Oro.
Il 20 Aprile noi non ci fermiamo ad aspirare alla “piccola” Europa delle tranquille fattorie (immagine intermedia tra un presente apocalittico e un passato dell’Uomo-Dio, comunque tappa da ripercorrere nel giro dello swastika levogiro che vogliamo seguire nella nostra lotta), ma poniamo un rinnovato giuramento di Fedeltà per una lotta di livello Mondiale ovunque esista una comunità di sangue bianco, all’interno della quale pochi sani elementi che per ragioni biologiche e spirituali mantengono la posizione e si preparano per la battaglia finale, che abbia come suo ideal-tipo un modello di società e di Uomo che non è giustificato da speculazioni “ideologiche”, ma che pone le sue stesse basi nel Cielo, poichè fondato “sul normale senso delle cose”, il Giusto, il “vero stato” per cui Platone ci è sempre apparso un modello e Sparta un Mito.
E questo non dobbiamo mai dimenticare, noi siamo in Guerra, contro la Decadenza, contro la falsa creazione del Demiurgo Geova, di cui sono strumenti le false religioni delle masse, degli uomini-bestie, i monoteismi antropocentrici, negatori della natura, in guerra contro gli adoratori del “dio” massa e denaro, del “dio” ominide, così come le mode degenerate dei costumi, la prostituzione morale e fisica a cui oggi è ridotta la donna bianca in una falsa concezione di emancipazione, che rifiuta il proprio compito materno verso la stirpe e viene deviata in una impunita quanto vergognosa tratta delle bianche che si consuma nelle nostre citta’ con la protezione di chi sa ben utilizzare gli slogan della “libertà personale”, ridurre i giovani a dei degenerati e farne dei lenoni quanto e più dei loro padri, questa e’ la societa’ che ci considera il male assoluto, non dimenticatelo mai!
Continuando quella Lotta che inizia quando l’Ur-mensch schiacciò per la prima volto sotto il suo piede l’uomo-scimmia noi lottiamo per l’Opera di Got. Questa immagine che ci è stata trasmessa con il mito di San Michele ArcAnglo (che non ha niente a che vedere con il falso cristianesimo, e non a caso fu il protettore della Guardia di Ferro di Codreanu) è forse la più bella a cui possiamo ispirarci. Noi siamo come quei nostri più prossimi antenati che assediati nella loro rocca respingevano gli attacchi dei figli delle bestie aizzate dal loro padrone. I Castellani (castigliani?) che dalla cima di un colle in mezzo a una vasta pianura vivevano nell’esercizio delle loro facolta’ di dominio e allevando una genia pura, continuavano a praticare l’antica religione dei Padri, di cui son rimasti molti simboli essoterici.
A tale proposito possiamo finalmente dichiarare che gran parte dei castelli che nel sud Europa si trovano distrutti erano in realta’ dei Templi Wotanici, Colonie Razziali, dove i Signori Goti avevano ricreato l’antico ricordo di Hiperborea, di Thule, in un ambiente elevato e isolato dal resto, dove entrarvi è come entrare in un altro universo, è il Gralsburg, o Berchtesgaden (Il Giardino di Berta, i Castelli delle Vergini che partoriscono Dei).
I “luoghi elevati” erano chiamati dai nemici dell’ Armanenschaft “castelli dell’anti-cristo” e ne furono distrutti a centinaia per mano prima dell’impero bizantino e poi dell’inquisizione, del Papa contro i suoi nemici Ghibellini, difensori dei cosidetti “eretici”, cioè prosecutori della tradizione ariana, erano smembrati, bruciati, maledetti, come Montsegur. E’ questa la metafora della nostra Battaglia, rioccupare quelle posizioni, riedificare i Castelli, sparsi nei territori più disparati, ma presenti, eterni, fermi e sicuri come la roccia immortale che li compone. Questo devono essere le comunita’ che si stringono attorno allo swastika eterno: non partiti e movimenti falliimentari, ma Castelli! e dentro quelle mura avremo così una patria inespugnabile, dove vige l’equilibrio, dal clime mite anche se fuori c’è troppo caldo o troppo freddo, è la Patria Inviolabile che nessun esercito potrà mai occupare!
Questo è il nostro 20 Aprile CXXII dell’Era Hitleriana.



























