In un mondo imbastardito e negrizzato sarebbero persi i concetti dell’umanamente bello e sublime.

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Rudolf Hess

Ho avuto la fortuna di vivere molti anni della mia vita a fianco di uno degli uomini più grandi che il mio popolo abbia espresso nel corso della storia millenaria. Anche se lo potessi,non vorrei cancellare questo periodo della mia esistenza. Sono felice ed orgoglioso di aver fatto il mio dovere come Tedesco,come Nazionalsocialista,come fedele al Führer. Non rimpiango niente. Se dovessi ricominciare agirei nello stesso modo:anche sapendo che alla fine della mia vita mi aspetta il rogo. Poco mi importa di ciò che possono farmi gli uomini. Comparirò davanti all'Onnipotente. E' a lui che debbo rendere conto e so che mi assolverà.

Joseph Goebbels

"La grande fortuna del movimento nazionalsociaista deriva dal fatto che si è stabilita in esso un'autorità suprema,ferma e incrollabile,incarnata nella persona di Adolf Hitler. Questo assicura al Partito in tutte e sue decisioni politiche,spesso d'immensa gravità,un sostegno sicuro ed una forte coesione. All'interno della comunità nazionalsocialista,la fede nel Führer è penetrata - potremmo dire - di una misteriosa ed enigmatica mistica. Al di fuori del valore puramente psicologico che tale fatto rappresenta,esso dà al Partito una forza ed una sicurezza politica tanto formidabili da elevarlo effettivamente al disopra di tutti i gruppi e le associazioni politiche."

Léon Degrelle

Hitler era il genio portatore di una nuova concezione dell'uomo:non solo il realizzatore di un complesso di riforme nei limiti di una determinata nazione e secondo gli schemi di un gretto nazionalismo!Per impedire che un soffio immenso di vita nuova spazzasse via un passato ammuffito e dei regimi rancii,demòcrati e plutocrati si gettarono alla gola di Hitler,decisi a strangolarlo.Eppure è stato lui,Hitler,ad avere ragione.Gli strangolatori hanno vinto nel 1945.Per giungere a quale risultato?

Knut Hamsun

"Io non sono nessuno per parlare ad alta voce di Adolf Hitler. La sua vita e la sua opera non invitano ad una emozione sentimentale;perchè lui fu un guerriero in lotta per l'umanità;un apostolo del Vangelo del Diritto di tutti i popoli. Fu un riformatore del più alto rango. La sua fatalità storica lo portò ad agire in un'epoca di brutalità mai vista,della quale fu vittima. Così ogni europeo occidentale dovrà vedere Adolf Hitler. Noi,suoi seguaci,di contro,chiniamo il capo di fronte alla sua scomparsa"

Savitri Devi

"Senza dubbio la religione nazionalsocialista che si basa sulla verità ed è antica come il Sole,non potrá mai estinguersi. Vivo o morto,Adolf Hitler mai potrà morire. E prima o dopo il suo spirito dovrà trionfare."

Miguel Serrano

"Inviarono Adolf Hitler,l’Ultimo Avatâra,per risvegliare gli eroi addormentati,spezzare le loro catene e disfare l’incantesimo del Demiurgo,potendo affrontarlo nel combattimento decisivo,prima dell’entrata nell’Età dell’Acquario. E impedire che anche in questa Era una nuova trappola del Nemico chiudesse le porte al trionfo e alla liberazione.Adolf Hitler smascherò il Nemico una volta per sempre. Recuperò per la razza bianca le sue radiciariane,i suoi fondamenti iperborei,dando all’eroe e al guerriero l’opportunità di continuare la lotta. Ristabilì la disuguaglianza degli uomini e del sangue,facendo sentire nuovamente all’ariano la divinità delle sue origini.All’inizio dell’Era dell’Acquario,Hitler ha reso possibile la Resurrezione dell’Eroe."

David Myatt

Adolf Hitler ed il suo Nazionalsocialismo non sono ciò che i suoi nemici hanno fatto sembrare. La verità circa Adolf Hitler ed il suo Nazionalsocialismo è stata oscurata e soppressa per oltre cinquantaanni. Io sò che il Nazionalsocialismo rappresenta qualcosa di nobile e buono. Io sò che il Nazionalsocialismo è un movimento per la libertà e l’onore Ariano e contrario alla tirannia politicamente corretta ed anti Ariana del presente.

NS Kultur

False nazioni

Proponiamo a chi ci segue,anzi a chi Segue,questo capitolo quasi interamente tradotto del libro “Ricordi e riflessioni di un’Ariana”di Savitri Devi.

Non bisogna dimenticare che sono considerazioni di razza ciò che distingue un vero popolo da una collettività di uomini che non meritano il nome di “popolo”. Dette considerazioni umane sono varie e molto differenti le une dalle altre. Ci sono Stati la cui popolazione è una massa profondamente meticciata,in cui gli esemplari di aspetto “puro”,se ce ne sono,hanno figli che non somigliano ai loro padri;in cui i figli di una stessa coppia che appaiono etnicamente omogenei,sono di razze differenti:uno negroide,l’altro mediterraneo o quasi,il terzo,con forti caratteristiche amerinde. Questi sono Stati,non Popoli.

Vi è per esempio uno stato brasiliano. Ha una popolazione (multirazziale e senza leggi di segregazione) che abita in Brasile. Non c’è un popolo brasiliano –ne,di conseguenza,esiste una “nazione”brasiliana. I “ricordi comuni”e la “volontà comune di vivere uniti”non possono,contro l’opinione di Ernest Renan,sopperire alla quasi totale assenza di omogeneità razziale.

Vi sono d’altra parte Stati la cui popolazione si compone di vari popoli sovrapposti ma non mescolati. E’il caso degli Stati Uniti d’America,dell’Unione Sudafricana,della Rodesia,dell’Unione Sovietica,delle Indie. E’per abuso di linguaggio che si da a qualunque agglomerato umano che abiti un territorio l’appellativo di “popolo”o di “nazione”. In effetti non c’è nessun legame naturale,nessun nesso biologico,tra un “cittadino nordamericano”di origine anglosassone,irlandese o mediterraneo e un altro “cittadino nordamericano”negro o meticcio,o ebreo. Quello che li avvicina artificialmente è un’amministrazione (il governo federale) comune e un modo di vita che la volgarizzazione delle tecniche tende a fare esteriormente simili. Ariani,negri,ebrei,votano insieme,pagano le imposte negli stessi uffici,ricevono in caso di malattia gli stessi soccorsi,ascoltano o guardano le stesse radio e televisioni,gli stessi film:mangiano tutti le stesse cose,bevono tutti coca-cola.

Anzi,negli Stati Uniti,come negli stati erroneamente chiamati “razzisti”della Rodesia e del Sudafrica (tuttavia più in America che in Africa),ariani e negri appartengono alle stesse chiese;sono metodisti,anglicani,luterani,cattolici o testimoni di geova,a seconda dei casi,però sempre senza distinzione di razza. Non essendo di questo mondo il regno del vero cristianesimo,le considerazioni biologiche non si possono tenere in conto. Quello che in questi paesi avvicina  i popoli inglobati dentro la popolazione totale,diviene a essere assolutamente differente dal sangue,è lo sforzo (apparentemente in mano ad ariani,però in pratica sotto il controllo degli ebrei) di dotare le diverse razze di una civilizzazione comune –per iniziarli,nei limiti del possibile,alle stesse scienze,alle stesse tecniche e alla stessa “cultura”-,si esercita con lo stesso obbiettivo massificatore.

Questo stesso senso massificatore è presente anche dentro le frontiere dell’URSS. L’unica differenza è che nell’URSS è la fede marxista,una e indivisibile,e non la molteplicità delle sette cristiane del mondo anglosassone,quella che serve,o cerca di servire da collante tra popoli diversi,tra estranei per sangue,ai quali è stata imposta un’amministrazione (politica ed economica) simile e una lingua comune (la lingua russa ha preferenza ufficiale tra le altre lingue indigene).

Così come in tutti questi paesi nei quali oltre alla generalizzazione più o meno rapida di un modo di vita materiale uniforme,combinato con la diffusione di idee e valori comuni,vi è già,in un tempo più o meno lungo,un pericolo di mescolanza e,per tanto,di scomparsa di tutte le razze presenti. Mentre tra gli esseri viventi privati della parola e,per tanto,del pensiero discorsivo,l’infallibile e onnipotente voce del sangue regola l’accopiamento tra le coppie,la loro riproduzione sessuale,al contrario,tra gli uomini,la voce del sangue è sempre più repressa,dominata,neutralizzata da fallaci considerazioni concernenti la “cultura comune”,  i “gusti comuni”,le “idee comuni”e,in generale,da tutto quello che può essere di primaria importanza in vista della “felicità”degli individui che si accoppiano,e anche delle loro rispettive famiglie,considerazioneiche non tengono in alcun modo in conto la razza.

Bisogna notare che i matrimoni misti (tra coniugi di razza diversa) sono,in proporzione,più frequenti tra i cosidetti “intellettuali”che tra i lavoratori manuali. La voce del sangue –il sano istinto di separazione sessuale da ogni persona biologicamente diversa –è più difficile da essere represso nella maniera in cui le razze sono più visibilmente estranee l’una dall’altra. Per questa ragione la mescolanza con i negri non si è mai diffusa negli Stati Uniti. Per questa stessa ragione si spiega il perchè l’apartheid sia,di fatto (anche se non legalmente) praticamente totale tra ariani e negri,tanto in Sudafrica quanto in Rodesia (dove i negri sono tuttavia invitati a partecipare alla civilizzazione bianca),e per questo si spiega perchè,non solo in Sudafrica e Rodesia ma anche negli Stati Uniti e in Europa l’apatheid tra ariani ed ebrei è molto meno percettibile che quello tra ariani e negri in Africa,dato che gli ebrei,seppur non ariani sono anch’essi “bianchi”.

Si trova quindi in ogni popolazione composta da gruppi razziali ancora separati che abitano lo stesso territorio,un perpetuo conflitto tra la tendenza generale della storia umana verso l’uniformità nel seno del caos etnico,e la reazione che oppone a questa uniformità l’istinto di conservazione di ogni razza –la sana tendenza di ogni gruppo vivente nettamente caratterizzato,che si manifesta anche tra gli uomini. Dentro queste due tendenze,qualunque sia la corrente che ottiene vantaggio,la popolazione in questione non diverrà mai un vero “popolo”.

Se,favorita dalla diffusione di un modo di vita uniforme così come da un “sapere”comune e soprattutto dai cosidetti “valori”antirazzisti comuni,la cancrena della mescolanza conquista,a poco a poco,tutta la popolazione,la decadenza di questa popolazione si fa irreparabile:è il caso di ogni cultura,di ogni creazione disinteressata,ossia di ogni attività che  sia tendente a “produrre”sempre di più a solo scopo materiale.

Se al contrario,in questo conflitto di tendenze aquista vantaggio quella di mantenere le diverse razze separate,la conseguenza di questa tendenza “razzista”sarà che la popolazione manterrà la sua eterogeneità. Questa popolazione eterogenea,ciononostante,non sarà mai un “popolo”–e ancor meno una “nazione”. Si conserverà tale e quale come è,mantenendo la sovrapposizione di due o più razze vivendo in armonia le une con le altre nella maniera in cui la loro diversità primordiale sia riconosciuta  e accettata. In una tale società il “popolo”di fronte al quale l’individuo deve annullarsi non può essere altro che il proprio gruppo razziale.

L’Unione Sudafricana (tanto diffamata dagli antihitleriani del mondo intero per il motivo dell’ipotetico e cosidetto “razzismo”dell’apartheid) non è uno Stato multirazziale di tipo autenticamente razzista (o lo è in modo molto incompleto),nonostante il suo programma ufficiale di “sviluppo separato delle razze”. Tanto in Sudafrica come in Rodesia è proibita l’esaltazione del razzismo,mentre negli Stati Uniti il razzismo è combattuto (furiosamente) senza che cessi la resistenza dei segregazionisti,e come ho già detto,anche in Sudafrica si confonde “ariano”con “bianco”. E come conseguenza di questa confusione,il Sudafrica,lontano dal separare gli ebrei dai posti chiave del paese e,in modo generale,da ogni professione che gli permetta di aquistare un’influenza politica o cuturale considerevole,da agli ebrei tutti i vantaggi (o più) di cui possono godere i bianchi,mentre vengono negati agli ariani dell’Asia,per quanto questo sia illogico,se si tiene conto che sono di pelle chiara (come la maggioranza dei Brahamani e Khshatriya del Punjab).

La mescolanza tra ariani ed ebrei non è proibita in Sudafrica,erroneamente chiamato razzista,così come non lo è in nessun altro paese. E’ vero che,in ogni parte dove vi sia la presenza di due o più razze umane i cui appartenenti sono tutti o quasi tutti della stessa religione,come il cristianesimo,centrata “sull’uomo”,si manifesta alla lunga,una tendenza al meticciato. Ogni vero razzismo implica la negazione del carattere “a parte” dell’uomo,e la sua integrazione in seno al congiunto di tutte le specie viventi;la negazione dell’uguaglianza di diritto delle “anime” tanto come dei corpi.

Da qui risulta che è lontana dal meticciato – ed è già qualcosa – (o che almeno è capace di combatterlo con abbastanza forze e perseveranza per preservare la propria elite razziale),quella popolazione di varie razze unita nell’accettazione naturale di una dottrina fondata sulla gerarchia naturale delle razze,ossia sulla disuguaglianza,e per tanto,sulla completa integrazione dell’uomo,esso stesso diverso,nel mondo della Vita,mondo unico nella sua essenza,anche se infinitamente vario nelle sue manifestazioni. Solo una popolazione unita nell’accettazione comune di una dottrina secondo la quale né i diritti né i doveri sono gli stessi per tutti gli uomini (come è – almeno dalle prime invasioni degli Ariani di sessanta secoli fa – l’enorme popolazione delle Indie) può trionfare su questa forza di disintegrazione particolarmente attiva nell’Età Oscura,che tende alla livellazione dal basso.

Per comprendere la storia dei popoli che abitano questa vasta porzione dell’Asia – che ingloba oltre alla “repubblica indiana” attuale,i due Pakistan e l’isola di Ceilan;una superficie simile a quella di tutta l’Europa,a parte la Russia – bisogna retrocedere ai lontani tempi in cui le prime tribù ariane,venute dal nord,discesero in onde successive verso il “paese dei sette fiumi” (il Sapta Sindhu nelle scritture sanscritte) attraverso il famoso passo del Khaib,il Cammino dei Conquistatori.

Secondo Bal Gangadhar Tilak,comunemente conosciuto come Lokamanya Tilak – brahamano del Maharata,erudito e matematico,che lo dimostrò mediante considerazioni astronomiche –,queste invasioni si ebbero quattromila anni prima dell’era cristiana,vari secoli prima della cosruzione della piramide di Giza;quando in Mesopotamia fioriva la civiltà Sumera nei suoi centri più antichi:Erech,Nippur,Eridu,millecinquecento anni prima di Sargon di Accadia. E gli Arya – che in sancrito vuol dire “quelli che comandano”,detto in un altro modo gli uomini della razza dei signori che venivano,sempre secondo Tilak,dal lontano Nord.

Erano fratelli di quelli che,più vicini alla culla comune della razza si chiameranno un giorno germani,elleni,latini,le cui lingue presentano similitudini profonde. I loro antenati avevano vissuto più in là del circolo polare artico,nel tempo in cui questa regione godeva di un clima temperato – ossia,prima che  l’asse del nostro pianeta si inclinasse più di ventitrè gradi. Loro avevano aspettato con adorazione il ritorno del sole –la vittoria del giorno dopo le lunghe notti illuminate dalle aurore boreali – e cantarono lo splendore del cielo e venerarono gli astri (gli “splendenti” o Deva) che mai si nascondevano,in inni di una poesia più che umana.

Nel passare dei secoli durante i quali percorrerono per tappe l’immensa distanza che li separava dalla divina patria artica,gli Arya conservarono alcuni di quegl’inni. I loro bardi ne composero altri,e presto,nel corso della conquista graduale delle terre calde,dovettero improvvisarne molti altri. Trasmessi oralmente per molto tempo – e finalmente scritti- 1009 di questi poemi sono giunti fino a noi. Costituiscono il Rig Veda – il testo sacro più antico delle Indie,che ancora oggi salmodiano pietosi brahamani.

Cerchiamo di immaginare questi antichi guerrieri e quei sacerdoti della nostra razza,avanzando passo passo,al massimo alcuni chilometri al giorno. Al centro della coorte invasora ,che si allunga come un fiume,sono raggruppati i carri,dove stanno le donne,i bambini,gli equipaggiamenti. Con un passo lento e regolare sono tirati dai buoi. A entrambi i lati vanno gli uomini,a piedi o a cavallo,fortemente armati. I combattenti più sicuri – che hanno dato prova già di forza e valore in altre peregrinazioni – aprono e chiudono la marcia. Alla sera,si fermano. Si da da mangiare agli animali;si dispongono i carri intorno al campo;e tra i sacrifici ai Deva,si mangia e si beve.

I guerrieri montano la guardia intorno al campo. Quelli che hanno tempo libero si riuniscono intorno al fuoco,e ascoltano sino a tarda notte,i racconti dei più vecchi della tribù e i canti dei bardi. Per la prima volta,le armoniose sillabe di una lingua ariana – “indoeuropea” – risuonano sotto il cielo delle Indie. Chi avrebbe potuto prevedere che sessanta secoli dopo,risuoneranno in tutte le lingue a nord dei monti Vindhyas,in Bengala,nell’Assam,incluso alle frontiere del mondo giallo?

Al mattino,dopo la purificazione nell’acqua chiara di qualche fonte o in quella dell’Indo o in alcuni dei suoi affluenti e dopo aver recitato i versetti prescriti a Surya,luce vittoriosa,calore fecondatore,anima e intelligenza del mondo,si riprende la marcia predestinata.

L’India di allora – molto meno popolata e molto più bella di ora;coperta in gran parte da interminabili boschi pieni di nobili felini,cervi ed elefanti – aveva dato nascita su tutto il Sindh e il Punjab,a una brillante civilizzazione,tecnicamente superiore a quella degli Ariani:la civiltà della Valle dell’Indo. Fu opera di una razza dalla pelle rosso-scura,capelli neri e flessibili,razza intelligente,industriosa,commerciante,mistica in certe occasioni,e pacifica,i dravidi,che sono stati paragonati non senza ragione ai sumeri.

Costruirono alte città,con un buon numero di case (dicono gli archeologi),che raggiungevano sette o otto piani. Producevano una serie di articoli di uso comune – tra altri vasi decorati – di uniformità impressionante. Rendevano culto alle dee madri,e conoscevano apparentemente una qualche forma di yoga. Quasi non conoscevano le armi,ed erano inferiori agli Ariani non solo nella conoscenza della guerra,ma nell’organizzazione,disciplina collettiva e senso civico.

I dravidi furono,nell’India del tempo della conquista ariana,che fu lenta,e durante i secoli che seguirono,quello che minoici ed egei furono in Grecia,nella conquista del paese da parte dei Dori e dopo di questa conquista:maestri in certi ambiti,ma nonostante,“cittadini di seconda classe”,sottomessi ai loro vincitori.

Ma essi non furono l’unico ostacolo (di certo non molto forte) per l’installazione dei nuovi arrivati. Tra essi,nel fondo dei boschi nelle loro capanne di foglie e rami,o in ripari naturali,vivevano gli antenati immemori dei negroidi,mongolidi e degli uomini del tipo Munda che formano ancora oggi una parte numericamente importante della popolazione delle Indie:i vedda di Ceilan;i khashia,lushais,mikirs,miris,nagas,kukis,ecc..,dell’Assam;i Santal di Bhiar e del Bengala,i gund e i bhils dell’India centrale. Gli Arya erano solo qualche migliaio,forse col tempo qualche decina di migliaio,di fronte a tutti questi popoli e tribù ostili,che chiamavano Dasyus (abitanti dei boschi) o…Rakshas (demoni).

E’ possibile che trovarono,nella società dell’Harappa e di Mohenjo-Daro,un sistema ereditario di divisione del lavoro. Però furono loro a dare a questo sistema,se esisteva,un senso razziale e diversificarono la popolazione delle Indie in caste immutabili. E non poterono fare altro se volevano conservare le caratteristiche fisiche e morali della razza ariana,ossia se volevano sopravvivere. Iniziarono di certo a mescolarsi liberamente con i dravidi,tecnicamente più avanzati di loro… fino a che compresero,in tutto il suo tragico orrore,il pericolo del meticciato.

Fu allora che si formò il sistema delle caste:la divisione della popolazione delle Indie in una minoranza di Arya dwijas o “nati due volte” (perché dovevano conoscere questa seconda nascita che rappresenta l’iniziazione spirituale),e un immensa maggioranza di sub-genti dalla pelle scura,destinati ai lavori servili. I negroidi,negro-mongolidi e genti di tipo Munda,i più antichi abitanti del suolo indiano,furono relegati nella parte più bassa della scala – fuori da ogni casta. I “nati due volte” si spartirono il potere. D’ora in avanti l’autorità spirituale spetterà ai brahamani;il potere temporale agli kshatriya.

Era impensabile di insegnare a un giovane sudra,anche se eccezionalmente dotato – e ancor meno a un chandala,sotto a ogni casta -,le verità supreme,o di insegnarli a recitare le più belle invocazioni ai deva o le più potenti formule rituali,e anche recitarle davanti a lui. Tanto i trasgressori di questa proibizione,come quelli a favore dei quali sarebbe stata trasgredita,erano castigati a pene terribili. Da allora sono passate molte cose,molte trasformazioni hanno cambiato la società indiana,come tutte le società.

Nonostante tutto avvennero matrimoni proibiti,nascevano figli i cui gentori non appartenevano alla stessa casta (questo faccia riflettere sulla fallimentarità razziale del sistema castale,prima o poi avverranno sempre delle mescolanze,la questione del sangue allogeno non si può risolvere con questo sistema,ogni civiltà che invece di spazzare via per sempre i conquistati ne ha fatto uso come manodopera a contatto con i vincitori o ha cercato di creare un sistema multirazziale diviso in caste prima o poi è sempre caduto nel meticciato,solo una lontananza territoriale può veramente assicurare il mantenimento della purezza razziale. N.d.tr).

Però al posto di relegare questi bambini (con i loro genitori) nell’oscurità,si considerò ogni incrocio come l’inizio di una nuova casta,e che si poteva unire solo a un altro incrocio simile. Nelle Leggi di Manu vi si trova tutta una classificazione di queste sotto-caste che già all’epoca della redazione del codice era considerevole. Oggi,la divisione della popolazione Indù che meritano il nome di caste,ossia quella al cui interno,le genti,avendo uguale dignità,possono sedersi alla stessa tavola,e sposarsi tra loro,non sono più quattro,come all’origine,ma più di duemila.

Ormai non si distinguono più fisicamente i membri di una casta vicina,per esempio,un Kayastha bengali (della casta degli scribi) da un boidya (della casta dei medici),o un teli (della casta dei commercianti di aceto) da un tanti (sarto). Però ancora si distinguono,e molto chiaramente,un indù di casta molto alta,brahamano o kshatriya,cioè un indù indoeuropeo,da un indù che non lo è,o che lo è meno,e soprattutto nel nord della penisola,la regione più anticamente arianizzata. Si potrebbero classificare esemplari di tutti i gruppi,razziali e professionali allo stesso tempo,delle Indie,e classificarli.

Si otterrà così un enorme collezione di tipi che vanno gradualmente dal negroide e anche dall’australoide sino all’ariano puro – spesso più puro dei suoi fratelli dell’Europa (per lo meno dell’europa meridionale). Tra più di novecento milioni dell’insieme della repubblica indiana,i due Pakistan e Ceilan,ci sono forse un venti milioni di ariani quasi puri:di pelle chiara (a volte molto chiara),occhi castani o grigi (in rari casi azzurri o azzurri-verdi) capelli che vanno dal nero al castano-rossiccio,e dai tratti perfettamente indoeuropei. Si dirà che è poco.

E’ molto se si pensa che sessanta secoli separano i tempi attuali dal momento in cui le prime tribù ariane attraversarono il passo del khyber. E se non è molto,è in ogni caso sufficiente perché nessun ariano del mondo possa,se è razzialmente cosciente,desiderare l‘“unità dell’india”mediante la soppressione pura e semplice dei “tabù” di casta,e la mescolanza intensiva che deriverebbe da questo.

In ogni caso i fatti che concludo di raccontare qui mostrano chiaramente che le Indie non sono “un popolo” come non lo sono gli Stati Uniti d’America,l’Unione Sovietica o l’Unione Sudafricana. Però c’è una differenza:mentre in questi paesi una dogmatica fede comune,di cui si stimola la diffusione – una fede chiaramente antirazzista,come il marxismo,o una fede che si riferisce all’aldilà,e che è indifferente ai problemi della razza,come il cristianesimo – tende,nonostante tutto,ad avvicinare le razzeo comunque costituisce un freno all’istinto di segregazione,mentre in India si verifica il fenomeno contrario.

Qui,la tradizione religiosa proclama tanto la disuguaglianza congenita delle anime come dei corpi,e la gerarchia naturale delle razze,dominata dalla razza ariana – come nell’Hitlerismo – stimolando così la segregazione. Con il passare dei secoli,che sia in nome di una filosofia negatrice della vita,sia in nome di “necessità pratiche”,si è cercato di porre fine a questa tradizione razzista. Tuttavia non ci sono riusciti. Il buddismo cercava i suoi fedeli alla vita monastica,però nella pratica aveva come risultato la mescolanza di caste senza giungere all’estinzione della specie umana. Ha finito per essere bandito dall’India.

Guru Govinda Singh,il fondatore della setta guerriera dei Sik,volle reclutare i suoi discepoli tra tutte le caste,pretendendo di tenere in conto solo il valore individuale di ogni uomo. Però questo interesse per l’efficienza guerriera,questa esigenza di qualità essenzialmente ariane tali come lo spirito di sacrificio,senso della responsabilità,accettazione allegra della disciplina,anche molto dura,ecc..,ebbe come risultaro che furono soprattutto indù di casta ariana quelli che lo seguirono. Non bisogna far altro che guardare i Sik per rendersi conto di questo.

Nessun governo della “Repubblica Indiana” attuale avrà seguito là dove Goru Govinda Singh e,secoli prima,il Budda stesso,fallirono. Le Indie continueranno a essere il paese delle caste,in opposizione alle “classi”,il paese delle razze e sottorazze gerarchizzate,in cui l’ariano puro (o supposto tale) senza denaro,senza posizione – il brahamano mendicante,che dorme sopra una panca,o in una piazza pubblica – è onorato e sarà condotto nel miglior posto,tra i suoi uguali di sangue,in un banchetto di nozze per esempio,a cui sempre sarà invitato.

E le Indie continueranno a essere il paese in cui,al contrario,l’uomo di razza inferiore – il sudra e,con più ragione,l’intoccabile,anche se milionario (perché ai nostri giorni ci sono intoccabili milionari) –continuerà a essere relegato,almeno negli ambienti ortodossi,al posto assegnato a quelli della sua stessa origine,in qualche seggio fuori dalla sala del festino,e questo nonostante la sua ricchezza e,per di più,nonostante il suo sapere,se ce l’ha – perché ricchezza e sapere si aquisiscono ma solo il sangue è dono degli dei.

In altre parole l’India non sarà mai “una nazione”. Neanche sarà – o almeno speriamo – un caos etnico senza elite razziale:il sistema di caste,incluso con le sue debolezze attuali,preserverà le Indie da tale destino. Continuerà a esserci un’associazione di popoli e razze,uniti da una sola civilizzazione comune che è in accordo con la sua gerarchia naturale. Perché l’induismo è più di una religione nel senso che si da a questo termine in occidente. E’ una civilizzazione,civilizzazione dominata dal razzismo ariano,accettato dalle numerose razze non ariane,grazie al dogma del karma della trasmigrazione delle anime.

Se un giorno l’Hitlerismo giungesse a conquistare l’Europa credo con sicurezza che nel trascorso dei secoli venturi,la mentalità dell’europeo medio si avvicinerebbe sempre più a quella dell’indù ortodosso di qualunque casta. Come illustrazione di questo vado a descrivere un episodio che mi capitò nella mia vita in India. Fu durante l’anno glorioso del 1940,poco dopo l’inizio della campagna di Francia.

Vivevo a Calcutta e nonostante tutti i miei sforzi,non ero riuscita a tornare in Europa in tempo. E avevo un giovane servo chiamato Khudiram,un adolescente di quindici anni,sudra,della sotto casta dei mahesha (comunità di lavoratori del bengala occidentale),molto scuro di pelle,occhi leggermente chiusi,figura piatta – in nessun modo un ariano! – e perfettamente analfabeta.

Una mattina al ritorno dal mercato del pesce (in cui andava ogni giorno per comprare qualcosa per i gatti) questa ragazzo mi disse trionfalmente:“Mem Saheb,venero il vostro Fuhrer e desidero con tutto il mio cuore che vinca la guerra!”. Restai sbalordita. “Khudiram” dissi,“sei certo che non lo veneri perché sai,come tutto il mondo,che è vittorioso? Non conosci nulla della storia della sua vita né della sua opera”.

“Può darsi”,mi rispose,“che sia un ignorante. Però ho conosciuto questa mattina al mercato uno che ha almeno vent’anni e sa leggere. E mi ha detto che il vostro Fuhrer combatte,in Europa,al fine di estirpare la Bibbia,che sostituirà con il Bhagavad-Gita.” Restai nuovamente a bocca aperta,pensai per un momento:“Il Fuhrer si sorprenderebbe molto di come interpretano la sua dottrina al mercato di Calcutta!”.

Dopo ricordai un passo del Canto I del Bhagavad-Gita,che conoscevo secondo la bella traduzione di Eugene Burnouf:“Dalla corruzione delle donne procede la confusione delle caste” – per tanto delle razze,“Dalla confusine delle caste procede la perdita della memoria;dalla perdita della memoria procede la perdita della conoscenza,e da questo tutti i mali”.

Dissi a Khudiram:“Colui che hai incontrato al mercato ha ragione. Ripetilo a tutti quelli che vorranno ascoltarti. Per questo ti do un giorno libero – e una rupia per pagare una tazza di the ai tuoi amici. Và,e utilizza la tua libertà per la buona causa!”. Il ragazzo,completamente felice,si apprestò ad abbandonare la cucina dove avevamo discusso.

Però lo volli trattenere un momento,e chiedergli perché voleva con tanto entusiasmo quell’ “ordine nuovo” che non favoriva in nessun modo la gente della sua razza. “Sai Khudiram – gli dissi –,che rimpiazzare la Bibbia con la Bhagavad-Gita in tutta Europa e nei paesi sotto la sua influenza,equivale a estendere un sistema di caste simile a quello delle Indie? E sai che tu,come sudra quale sei,non avresti nell’ordine nuovo del mio Fuhrer,nessuna possibilità di promozione? Desideri questo?”.

Non dimenticherò mai la risposta dell’adolescente – la risposta delle masse non ariane delle indie,fedeli a una Tradizione razzista che li sottomette,per bocca di un giovane analfabeta. “Si,lo so. Voglio la vittoria del vostro Fuhrer perché l’ordine che cerca di stabilire è conforme allo spirito dei Shastra,perché è l’ordine divino,l’ordine vero. Poco importa il luogo che mi viene assegnato! Io non sono niente,io non conto. Solo la verità conta.

Se sono in una casta molto umile,è quello che ho meritato. Avrò sbagliato,e gravemente,nelle mie vite anteriori. Se in questa vita permango fedele alle regole della mia casta:se non mangio alimenti proibiti,se mi sposo con una ragazza che mi è permessa,e non desidero nessuna delle altre,rinascerò più in alto nella scala degli esseri. E se persevero di vita in vita nella via della purezza,chi lo sa? Un giorno – passati molti secoli – forse rinascerò Brahmano. O dentro questi nuovi Arya dell’Europa che venerano il vostro Fuhrer”.

Pensai agli uomini della mia razza che in un altro tempo,e in onde successive,avevano attraversato il passo di Khyber. Il figlio dei tropici,dopo sessanta secoli,gli rendeva omaggio. E pensai ai miei camerati tedeschi –i miei fratelli nella fede hitleriana – le cui divisioni corazzate passavano per le vie della Francia. Il figlio dei tropici rendeva omaggio anche a loro,posto che la loro fede,la fede hitleriana,è l’espressione moderna della Tradizione ariana di sempre.

Mi si chiederà:“Se le Indie non sono una nazione e non possono convertirsi in una nazione,perché si deve esaltare la nazione indiana in scritti,che alla sua epoca ebbero un certo rilievo? Perché ha messo nella prima pagina di uno dei tali libri,una frase tanto falsa come questa:Fare di ogni indù un nazionalista indiano e di ogni indiano un nazionalista indù?” Ora spiegherò questa apparente contraddizione. Per comprenderla – e giustificarla – devo ricordare che il colonialismo britannico nelle Indie fu essenzialmente differente da quello dei primi Arya,e dei loro lontani sucessori,i greci dell’invasione di Alessandro.

Gli antichi Arya adoravano i Deva però non disprezzavano gli dei degli altri popoli,e incluso gli rendevano omaggio occasionalmente:i greci adoravano le loro molteplici divinità – i dodici olimpici,e una moltitudine di più dei – però quando potevano,non disdegnavano i sacrifici agli dei stranieri,che tra l’altro identificavano con i propri. Tanto gli Arya come i greci erano orgogliosi della loro razza,e volevano conservarla pura.

Però nessuno dei due credeva che le istituzioni politiche o sociali,buone per il loro popolo,lo fossero anche per tutti gli altri. Non erano vittime della superstizione dell’ “uomo”,né del desiderio astratto della “felicità” umana,legata alla concezione di un “progresso” universale,lineare e infinito.

Savitri Devi in una foto a dir poco emblematica scattata probabilmente in Egitto

E anche se sfruttavano i vinti per diritto di conquista,utilizzando le proprie istituzioni per sfruttarli meglio,per il resto li lasciavano tranquilli. Il razzismo ariano – di fatto,ogni vero razzismo –è per natura tollerante,per strano che questo possa sembrare alle masse contemporanee.

Non vi sono più intolleranti per natura di coloro cui una nuova follia (alimentata da un certo numero di falsità) li spinge ad “amare tutti gli uomini” (e non gli animali ovviamente);e sono intolleranti solo per necessità in cui si trovano a difendersi a tutti i costi.

Gli inglesi che nei secoli diciotto e diciannove,giunsero in India,dopo la dominazione dei Grandi Mongoli (e di alcuni principi indù) erano come i fondatori dei due regni di Bactras e Sangala,venti secoli prima,ariani di razza,ossia,in generale,disposti alla tolleranza.

Non cercarono neppure di cambiare i costumi degli indù o dei mussulmani,se non si opponevano allo sfruttamento del paese. Però erano cristiani,o almeno di formazione cristiana,e avevano ereditato dal cristianesimo (anche se fosse solo in teoria) l’ “amore per tutti gli uomini” e la credenza,base delle democrazie moderne,che tutti gli uomini hanno gli stessi diritti e gli stessi doveri.

Inoltre avevano conservato del cristianesimo quell’intolleranza tipicamente giudaica,ereditata dai suoi primi fedeli,educati alla fede nel “dio geloso”. Gli inglesi stimolarono l’azione dei missionari cristiani nelle Indie,e con il tempo sopressero certi costumi che li sorprendevano,in particolare il sacrificio (in principio volontario) della vedova sull’ara funebre del suo sposo,e sopra tutto,introdussero poco a poco nel paese,con l’insegnamento nella scuola e con una serie di riforme politiche i dogmi della democrazia e dello spirito della Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo.

Il vero crimine dell’Inghilterra contro l’India non è aver sfruttato il suo suolo e le sue genti in un modo senza precedenti,ma l’aver inculcato a milioni di indù di casta superiore principi democratici antirazzisti,antitradizionali,così come l’umanitarismo se non un vero antropocentrismo;e alla fine l’aver introdotto in questa vasta terra dell’Asia,sistemi tendenti a favorire gli elementi razziali meno validi della popolazione.

Una delle leggi introdotte più sorprendenti,oggetto di un’immensa e lunga agitazione ma applicata prima della seconda guerra mondiale,è quella conosciuta con in nome di communal award. Trattava che ogni comunità religiosa fosse rappresentata proporzionalmente al numero dei suoi fedeli nelle assemblee legislative provinciali – veri parlamenti indigeni composti (in teoria) da “rappresentanti del popolo” delle regioni,la maggioranza dei quali sono più estese della Francia o Gran Bretagna e che contengono milioni di abitanti (tutti elettori naturalmente! Dove sarebbe se no la democrazia!?).

Per esempio il numero di deputati musulmani doveva essere il cinquantacinque per cento del totale dei rappresentanti nell’Assemblea del Bengala,dato che il cinquantacinque per cento degli abitanti della provincia erano mussulmani. L’Assemblea Legislativa dell’Assam doveva contare un numero di deputati cristiani proporzionale al numero di cristiani – quasi tutti aborigeni convertiti dalla diligenza dei missionari – dentro la popolazione totale dell’Assam. Gli intoccabili dovevano essere rappresentati,in ogni provincia,proporzionalmente al loro numero. Così in ogni provincia,c’erano regioni (in inglese “costituenti”) dove le liste elettorali di qualunque partito politico contenevano esclusivamente cristiani,mussulmani,o intoccabili.

Gli elettori ossia tutti gli abitanti maggiorenni – non avevano altra scelta che quella di votare tali candidati o… depositare nell’urna una scheda bianca. Era un sistema concepito ed elaborato per distruggere il potere politico degli indù in generale ma,soprattutto,degli indù di casta alta – ossia l’elite ariana delle Indie – e passarlo ad un’amministrazione sempre più “indianizzata” che gli stessi inglesi avevano messo in piedi dopo il loro arrivo,che consideravano ineluttabile. Era un sistema imposto dall’autorità senza interpellare il potere coloniale. Non si poteva cambiare niente. Dal punto di vista razzista ariano non si poteva fare altro,se non cercare di limitare il male che di certo derivava dalla sua applicazione. E per questo bisognava agire come se si accettasse l’assurdo principio del diritto della maggioranza al potere,indipendentemente dal suo valore,semplicemente perché rappresenta il grande numero e… sforzarsi di convertire gli indù in maggioranza,in relazione alle altre comunità. (….)

Quanti Indù di casta ariana si rendavano conto del profondo significato dell’Hitlerismo? Questo è il caso di Sri A. K- Mukherji o di un ariano dei tempi vedici esiliato nei tempi dell’India moderna:Pandit Rajwade,di Poona. Evidentemente molto pochi furono gli uomini o donne che si resero conto di quale era la vera natura dell’Hitlerismo. Certamente,pochi ariani non tedeschi,nelle Indie (però in proporzione più che non tra gli ariani d’occidente) erano coscienti del senso dell’hitlerismo e allo stesso tempo collaboratori del Terzo Reich. La grande maggioranza,la quasi totalità degli amici europei della Germania nell’epoca Hitleriana,avevano un punto di vista puramente politico,vedevano in esso solo una dottrina politica,capace di dare adeguate soluzioni ai problemi dei loro paesi.

Una delle tragedie del nostro tempo è che,presi insieme,sono i nemici dell’Hitlerismo,e in particolare i giudei e i cristiani intelligenti,che lo hanno meglio compreso. Loro detestavano l’Hitlerismo,senza dubbio,ma lo detestavano per quello che gli ha dato grandezza ed eternità:per la sua scala di valori,centrati non “sull’uomo”,ma sulla vita,per la sua possibilità di diventare molto presto – una volta associato ai riti – una vera religione. I suoi nemici lo odiavano perché sentivano,più o meno confusamente – e a volte molto chiaramente – che la vittoria dell’Hitlerismo avrebbe significato la fine di quello che da almeno duemila anni (se non duemila e quattrocento) il mondo occidentale ha conosciuto e amato,sarebbe stata la negazione dei valori che per tutto questo tempo hanno aiutato a dar vita al mondo occidentale.

E’ degno di nota il fatto che uno almeno dei collaboratori più brillanti del nazionalsocialismo – e uno che ha pagato con la vita l’amicizia alla Germania rigenerata – Robert Brasillach,è stato cosciente del carattere essenzialmente “pagano” della mistica hitleriana. Brasillach collaborò con la Germania “nonostante” e non a causa di questo carattere “pagano”. In vari passaggi,in particolare nella poesia “Le Sept Coluleurs”,Brasillach esprime l’impressione di estraniamento che lui sentiva coi vicini della Germania del Rhin,tra i tedeschi tutti,pur con l’ammirazione che sentiva per il suo rinascimento politico e sociale. Riferendosi alla Germania di Adolf Hitler scriveva:“E’ un paese strano,più lontano da noi che la più lontana India o Cina”,un paese pagano. Nel 1935,quando il Reich rigenerato era in piena gloria,Brasillach si domanda se “tutto questo durerà”,come se sapesse che la lotta del Fuhrer era una lotta contro il tempo – una lotta controcorrente – e come se sentisse l’inutilità,nel senso materiale,di quella lotta.

Ma c’è di più. Nei suoi “Poemes de Fresnes” – i suoi ultimi poemi,scritti alcune settimane,forse alcuni giorni prima di cadere sotto i colpi di un plotone di esecuzione – lui non tratta per niente della Germania vinta,ma elevata al rango di Terra Santa d’Occidente per il suo ruolo di campione dell’idea panariana;non parla neppure della fede Hitleriana,ma della Francia,così come della sua famiglia e dei suoi amici più cari,della sua fede cristiana. In una poesia datata 9 novembre non c’è una sola parola che ricordi ciò che questa data significa per la storia del movimento nazionalsocialista (anniversario del Putsch del 1923,in cui caddero sedici combattenti del nazionalsocialismo).

E durante il suo breve processo dichiara di essere stato “prima di tutto francese” e solo dopo nazionalsocialista,avrebbe potuto dire di essere nazionalasocialista in quanto prima di tutto francese;perché l’opposizione alla democrazia parlamentare,e la lotta contro l’influenza giudaica nella politica di tutti i paesi gli sembravano splendide attitudini (soprattutto applicate in Francia),nonostante la mistica Hitleriana,alla quale lui mai appartenne. Tanto tra i collaboratori francesi (combattenti per il nuovo ordine europeo) come tra gli inglesi sanzionati dalla Legge 18 B,sono molto pochi quelli che ho trovato sinceramente hitleriani in quanto coscienti delle implicazioni filosofiche dell’Hitlerismo. Dirò di più,anche negli anni della maggior gloria del Terzo Reich,erano ben pochi i veri hitleriani tra milioni di tedeschi che acclamavano il Fuhrer.

Uno dei più puri hitleriani che ho avuto la gioia e l’onore di conoscere – l’Oberregierungs und Schulrat Heinrich Blume – mi disse nel 1953 che il numero di tedeschi che si erano dati completamente al movimento sapendo in pieno cosa facevano non superava di certo i trecentomila. Cifra ben lontana dal novantacinque e mezzo per cento degli elettori del Reich,che portarono il Fuhrer al potere. L’immensa maggioranza degli elettori avevano votato per la ricostruzioone economica e per la rigenerazione del corpo sociale,non per il ritorno alle verità fondamentali della vita e per la “lotta contro il tempo” che implicava l’Hitlerismo,del quale neanche se ne accorsero.

C’è di più:ci furono tedeschi che – come Hermann Rauschning,l’autore di “Hitler mi ha detto” – appena si resero conto del carattere pagano della Weltanschauung Hitleriana,si allontanarono dal movimento nazionalsocialista. Bisogna notare che essi compresero questo solo quando entrarono sufficientemente in confidenza con Hitler come se fossero stati ammessi nel suo piccolo circolo di iniziati o parzialmente iniziati. Perché c’era differenza tra gli insegnamentii dati al popolo in generale e quella che ricevevano i discepoli:una differenza non di contenuto ma di chiarezza. Per esempio al punto 24 dei famosi Venticinque Punti specifica che il Partito,proclamando la più alta tolleranza religiosa,si attiene a un “cristianesimo positivo” – in altre parole a quello che c’è di “positivo” cioè di vero,in conformità alla Tradizione,nel cristianesimo storico – però combatte e condanna ogni religione o filosofia “ che ripugna il senso morale della razza germanica,o che sia pericolosa per lo Stato”.

Il punto 24 omette (volutamente senza dubbio) ricodare che ogni religione che volga le spalle alle realtà di questo mondo,e in particolare alle realtà biologiche,fino al punto di permettere il matrimonio tra genti di razze diverse,sempre che i coniugi siano membri della stessa “chiesa”,lo stesso che ogni religione o filosofia che esalta l’ “uomo” anche se deficiente o anche se è all’ultimo stadio di decadenza fisica o morale,non può essere altro che un pubblico pericolo nello Stato Nazionalsocialista. Il Fuhrer si astiene completamente nel Mein Kampf di insinuare una riforma religiosa. “E’ criminale” scrive,cercare di distruggere la fede accettata da un popolo “sino a che non c’è nulla che la posso rimpiazzare”.

Lui scrive anche che la missione del movimento nazionalsocialista “non consiste in una riforma ma in una riorganizzazione politica del popolo tedesco”. Però ciò che egli non scrive in un libro destinato alla grande massa di un popolo cristianizzato dal nono secolo,e che si credeva,almeno nella sua maggioranza cristiano – è che ogni regime basato,come lo era il regime nazionalsocialista,sulla negazione del valore intrinseco di ogni uomo,indipendentemente dalla sua razza e dal suo valore individuale è per forza l’antitesi di ogni ordine sociale cristiano. Perché ogni società cristiana ha per principio il rispetto “per l’essere umano” creato,qualunque esso sia,“a immagine e somiglianza” di un dio trascendente e personale,essenzialmente amico dell’uomo.

Quello che Adolf Hitler non poteva dire alla grande massa è che ogni regime fondato su una dottrina centrata sulla vita e sulle leggi eterne,ha necessariamente un significato più che politico. Dei voti della massa del popolo tedesco dipendeva in effetti il proprio successo,perché non bisogna scordarsi che Hitler prese il potere “legalmente” ossia “democraticamente”. Questo senso metapolitico della mistica dominante allora in Germania,la captavano soltanto il Fuhrer e l’elite nazionalsocialista:gli iniziati della Thule Gesellschaft;ii maestri e i migliori alunni degli Ordenburgen,in cui si formavano i membri della SS. La massa del popolo non captò questo significato e sarebbe stato contrariato se lo avesse scoperto,con tutte le sue implicazioni;per esempio che qualcuno gli avesse fatto comprendere che il Cristianesimo e l’Hitlerismo son due vie differenti e incompatibili,aperte sull’eterno,e che una stessa persona non può seguire entrambe le vie,ma che deve scegliere.

Fuori dalla Germania – e fuori dall’India di tradizione Ariana – un’elite pensante amava o odiava l’Hitlerismo a causa della sua vera natura. L’elite giudea lo malediva per ragioni tanto profonde come è la sorda ostilità secolare che oppone Israel contro il mondo Germanico. L’enorme massa degli uomini di tutti i paesi – indifferenti alla “politica” – temevano l’Hitlerismo senza sapere esattamente il perché,e in realtà lo temevano perché sentivano nella dottrina di Adolf Hitler la negazione di ogni antropocentrismo,la “sapienza dello spazio stellato” (come io l’ho chiamato) in opposizione all’ “amore per l’uomo” e l’affanno per la sua felicità,in questo mondo o in un altro.

I quaderni di Corrente 88

É con grande piacere che presentiamo ai nostri lettori la prima produzione cartacea di Corrente 88,inaugurando,in tal modo,una serie di “quaderni”su tematiche di nostro interesse. Avremmo potuto fornire gratuitamente,in formato digitale,il frutto del nostro lavoro ma  riteniamo che la rete abbia viziato gravemente i costumi rendendo disponibile tutto a tutti. Dunque,per contrastare un’insana abitudine e per dotare i virtuosi contenuti di una cornice appropriata,la nostra scelta è stata quella di creare un libretto vero e proprio.

100 opinioni su HITLER è stato anche il nostro modo di festeggiare il periodo solstiziale da poco trascorso immergendoci nella lettura e nella traduzione di un testo che,pur nella sua immediatezza e semplicità,evoca ad ogni paragrafo lo spirito e la memoria di ciò che fu il Terzo Reich e del suo principale artefice.

100 opinioni su HITLER è il compendio hitlerista con il quale auguriamo a vecchi e giovani camerati di portare avanti un nuovo anno di lotta nel migliore dei modi. Fedeli all’Idea,all’Uomo che la incarnò,al sacrificio di tutti coloro che lottarono con Lui contro l’infamia del mondo.

SIEG HEIL VIKTORIA!

Il Castello del Gothianus

La Minne Iperborea da il Saluto al Cavaliere del Graal. Come Adelasia con Enzo di Sardegna.

La sezione Anhenerbe della SS

Il Castello di Burgos. Costruito seguendo l'Arte della Pietra è un punto di passaggio verso Asgard,come Castel del Monte in Puglia,costruito da Federico II.

mise un particolare interesse per tutti quei piccoli regni retti da aristocrazie Germaniche che segnarono il MedioEvo. Essi non tralasciarono alcun angolo della terra nella propria ricerca del Graal,ossia quel fiume di sangue ariano che si dirama nello spazio e nel tempo in attesa di essere riunito da un Ultimo Avatara,oggi l’Ordine Nero,il Circolo degli Ari,la Consulta Iperborea sta proseguendo lungo la ricerca e il ricollegamento con i valori ancestrali degli antenati,in quella varietà di stirpi dalla comune origine Polare,Astrale.

Vi è in Sardegna una regione situata nel centro-nord dell’Isola che sin dall’alto medioevo è chiamata Goceano,lo storico Fara nel XVI secolo ci dice che esso deriva da Gothianus,la terra dei Goti,Gotenland,ivi si stabilirono prima i Vandali,e poi Ostrogoti e Longobardi provenienti dalla vicina Corsica. Il centro più importante della zona è Burgos,uno storico villaggio alle pendici di un colle sulla cui vetta stanno oggi i resti del famoso Castello del Goceano.

Questa era la sede principale del Giudicato di Torres,che comprendeva tutta la parte nord-occidentale della Sardegna,quella “castiglia”dell’Isola. Al contrario di quanto pensano in molti è da qui che nasce il casato degli Arborea,che solo successivamente estenderà il suo dominio prima su Oristano,e poi su tutta la sardegna. Era il casato discendente da Gonario II,Goten-Ario,nobile di ascendenza germanica la cui famiglia poneva le sue radici in Sardegna nei tempi delle grandi migrazioni,fu lui intorno al 1140 a far costruire il Burg del Gotheanus.

Gotenario II rimasto vedovo nel 1147 abdicò a favore del figlio Barisone e si recò in pellegrinaggio in Terra Santa,e fu in questo lungo viaggio che a Montecassino incontrò un tale Bernardo,giunto da Clairvaux. Il futuro santo lo convertì al suo Ordine,i Cistercensi,colui che propugnò la seconda Crociata. Saputo della morte di San Bernardo lasciò di nuovo la Sardegna,facendosi eremita,forse alla ricerca dell’amicizia del Prete Gianni,in qualche lontana landa d’Oriente.

Il Regno di Torres era retto da un sistema sociale ed economico totalmente estraneo a ogni speculazione usaraia,i commerci erano svolti nel più puro stile del baratto,il surplus cerealicolo era aquistato dal sovrano,che lo rivendeva ai mercanti pisani e genovesi facendo così affluire ricchezza alle casse dello Stato,non per niente una parte di questo regno ha dato il nome al Logudoro (luogo dorato),in cui vigeva il germanico “tirannicidio”,il diritto popolare all’uccisione di un sovrano ingiusto,e altre formule giuridiche della stessa origine come l’ordalia e il fondo agrario ereditario,elementi esclusivi della Sardegna Settentrionale.

Vi si può notare come nella regione citata vi siano anche interessanti toponimi,oltre la scontata origine germanica di “burgos”,ne troviamo altri quali “tula”,o “othan”(wothan?),molti i luoghi con le desinenze Os,As,Ar,Bar,Run ecc..che potrebbero anche risalire a un tempo ben più remoto,quando le prime genti indogermaniche giungevano con la cremazione e la lavorazione dei metalli,anche qui la genetica ci da degli indizi favorevoli sull’argomento,quella che oggi è per la maggior parte la provincia di Sassari presenta caratteristiche antropologiche che si distaccano dal resto dell’Isola con una presenza di sangue nordico nettamente maggiore,una differenza che gli antropologi hanno notato in resti umani risalenti già al bronzo antico.

Successore di Barisone (ci ricorda i nomi scandinavi “Eik-son”,potrebbe essere “Bert-son”) fu Costantino II che sposò una nobile dal nome germanico di Prunisinda nel 1194 che andò ad abitare nel Castello del Goceano. Questo castello è profondamente legato a quello che è un ripetersi archetipico delle saghe germaniche,infatti fu sempre la dimora di spose sventurate,Muse che ispirarono cantori le cui sorti divengono terribili nel susseguirsi delle guerre condotte dai mariti,per guadagnarsi la gloria degli eroi,e fu così che le soldatesche del “giudice”di Calari in guerra per l’espansione sull’Arborea giunsero fin sotto la rocca di Burgos.

La giovane Prunisinda cadde nelle mani di Guglielmo IV e si dice la violentò e morì poi in prigionia. Costantino,come i suoi Padri,apparteneva alla Corte di Lucifero,tanto che la “santa sede”gli inviò

Mariano IV,come appare in un affresco della Cattedrale di Ottana.

l’arcivescovo di Pisa per inquisirlo,morì con la scomunica,portata come segno d’Onore per non essersi mai piegato alla cricca dei sacerdoti giudeo-nazareni di Roma. Gli successe il fratello Comita,la cui figlia Maria detta la sarda,fu cantata dal trovatore provenzale Raimbaut de Vaqueiras. Dopo di lui regnò il figlio Mariano II,incoronato ad Ardara nel 1218,morto nel 1232,Barisone,dodicenne,regnava assistito dallo zio Ittocorre (Hitkarr,nomi simili si trovano nell’Edda).

Ebbe una figlia,la bionda Adelasia di Torres (Adel-asia,nobile degli Asi) che rimasta vedova del sovrano di Gallura,Ubaldo Visconti,di famiglia Longobardo-Pisana,fu corteggiata dai nobili di tutta Europa,ma solo uno ne potè ricevere la mano:Heinrich Von Hoenstaufen,passato alla storia come Heinz,Enzo di Sardegna.

Costui era un figlio leggittimato dell’Imperatore Federico II,che lo insignì della qualifica nominale di re di Sardegna (titolo che tutt’oggi portano gli Asburgo,i sovrani di Spagna e i Savoia “re di sardegna marchese di Oristano e Conte del Goceano“). Nel 1238 fu armato cavaliere a Cremona e giunse in Logudoro dove prese sede a Sassari,in una casa che la tradizione popolare ancora vuole “domus domini regis Henthii”. Appena un anno dopo lasciò l’Isola per affiancare Ezzelino III da Romano nella lotta contro i comuni Guelfi tra il Veneto e l’Emilia,fu con questo fatto prigioniero e morì a Bologna,dopo che fu il più importante rappresentate del padre in Italia.

La storia e il mito ci raccontano che Adelasia,regina Goto-Longobarda della Sardegna morì ritirata in lutto nel Castello del Goceano,a Burgos,dove ancora oggi,cantori popolari intonano dei canti che ricordano il triste destino di questa regina,rimasto impresso per secoli nell’immaginario popolare,in una regione che fu in quei tempi il teatro di cruente battaglie e la sede di corti con cui tutta l’Europa doveva confrontarsi.

I discendenti del casato continuarono per un altro secolo la lotta per l’indipendenza del loro Reich,ma alla fine furono sconfitti dall’esercito aragonese,ben finanziato dai mercanti ebrei della spagna,ansiosi di mettere le mani sulla Sardegna,ben inseriti al contrario di quello che si pensa nel clero,attraverso conversi fatti vescovi e cardinali e assunsero un potere immenso per tutta la durata della sovranità spagnola in sardegna.

Gli anni passarono e se i figli di Lucifero non hanno vittoria in quest’epoca,neppure in quel medioevo dove vivevano ancora le tinte giallo-azzurre nordiche,dove il Mito ancora cercava di resistere al materialismo della Chiesa,con la sua arida Bibbia,portatrice di uno spirito straniero,le caste nobiliari di sangue germanico tentarono una resistenza estrema per conservare quella tradizione,per custodire il Graal,l’oggetto più prezioso del Tesoro dei Goti,portato in cima alla Rocca. Per riappropriarsene essi dovranno prima di tutto combattere tutto quello che è spurio,tutto quello che il giudeo-cristianesimo ha usurpato.

Specie durante certe festività,come il Natale,possiamo notare come tale dottrina asiatica ci abbia circondato di nomi e riferimenti del tutto semiti. La nascita del Sole che vince sulle Tenebre è stata pervertita nella nascita di un profeta del comunismo,che sia esistito o no,che sia colui di cui ci parla la chiesa o meno,la “tradizione”cristiana vuole che questo gesù fosse il profeta dell’abbattimento dell’ineguaglianza per nascita,della mescolanza delle genti,dell’abolizione di qualunque ordine ariano,in nome della “vita eterna”,promessa a ogni pashu che si facesse bagnare in una fonte battesimale.

In realtà la weltanschauung cristiana nel mediterraneo è forse precedente la stessa nascita di gesù:i riti lunari dell’acqua,la superstizione pelasgica,il magismo etrusco e via discorrendo,sino alla stessa madre sofferente,hanno le loro radici nel neolitico preindoeuropeo. Di contro l’Arianesimo ha un immagine diremo quasi “virile”della Madre:Torna con lo scudo o sopra di esso dice al figlio. E il ruolo che Platone da alla donna nella sua Repubblica non è certo quello della madre compassionevole,bensì di colei che più attentamente deve giudicare l’idoneità eugenetica delle giovani che dovranno andare spose.

Parlare di queste cose oggi è veramente lontano anni luce da tutto il sentire comune,dove ormai il Natale non è più nè rito cristiano e tanto meno Yule,ma solo giorni di riposo dalla produzione ininterrotta all’interno del grande sistema delle formiche e consumo frenetico,noi Hitleristi ci troviamo davvero come Dei incarnati giunti da un altro Universo…

Adelasia guarda ad est,non vede tornare il marito guerriero,e pensa ai Viandanti dell’Aurora,i Guerrieri di Wotan che ritornano nei secoli,rivendicano il diritto del sangue e mantengono la posizione nel Castello,sino all’ultimo uomo.

Nell’Era Hitleriana nel Goceano passarono i soldati della Wermacht,  come una grande colonna di Berserker che tornano verso il Nord,guardano quelle pietre,quei villaggi,riconoscono i discendenti delle genti che vi giunsero secoli prima,pare che tutto si sia fermato ad allora mentre altri villaggi ai tempi molto meno importanti di questi sono diventati città importanti.

E’una ritirata strategica oltre la linea Gotica,là dove si combatteva nel 1200 tra Guelfi e Ghibellini,e l’Italia ripercorre ciclicamente le stesse guerre,tutta l’Europa,tutto il Mondo,l’Universo intero,anche la Sardegna. Forse molti di loro hanno lasciato là una qualche Adelasia,che li attenderà invano.

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Gli Illuminati:cortina di fumo sionista

Di Karl Santhrese – Novembre 2006

“Chi controlla il passato controlla il presente;
chi controlla il presente,controlla il futuro”
George Orwell – “1984″

Negli ultimi tempo ha avuto grande diffusione una supposta “corrispondenza” che il massone Albert Pike avrebbe intrattenuto con Giuseppe Mazzini,dove “magistralmente” si espone in modo riassuntivo il “piano” per la realizzazione della 1°,2° e 3° Guerra mondiale.

Molti si sono stupiti per la precisione di queste predizioni dato che si afferma che la stessa lettera data al 15 agosto del 1871. In questa epistola viene evidenziato chiaramente che la cospirazione è un’opera di agenti illuminati (). Così i colpevoli delle grandi guerre e delle grandi cospirazioni mondiali sarebbero in ultima istanza “agenti illuminati”.

Questa tergiversazione semplicistica è ciò che gli autentci cospiratori desiderano farci credere. La strategia funziona come una cortina di fumo,che permette di sviare gli sguardi da coloro che sono i veri governanti e cospiratori dietro le quinte.

Una serie di incoerenze ci mostrano la falsità di suddetto documento:

1° La data che gli si attribuisce:15 agosto del 1871. Per sommi capi,la setta degli illuminati fu disciolta nel 1785 dopo soli 9 anni di esistenza,questa setta risultò in un fallimento totale,il barone von Knigge,un capo dell’organizzazione,si scontrò con il suo fondatore Adam Weishaupt e abbandonò la società,molti affiliati seguirono i suoi passi,altri timorosi e allarmati dal caos regnante al suo interno si risolsero a rivelare tutti i piani segreti della stessa all’Elettore di Baviera che preoccupato per le sinistre idee che perseguiva,investigò con attenzione questa organizzazione.

Finalmente la setta fu disciolta ed il suo fondatore Adam Weishaupt fu espulso dalla Baviera allorchè furono rivelati gli oscuri fini della Società ideologicamente anarchista (). Non esiste sino al giorno d’oggi nessuna prova che confermi una continuità storica di detta setta nel presente nè tantomeno una sua antica rifondazione.

2° La seconda incoerenza proviene dal testo della lettera. Precisamente nella parte dove riferisce della Seconda Guerra Mondiale. Nella stessa incontriamo la parola “nazismo”(ricordiamo che si suppone la lettera sia datata 1871),il che ci indica che la stessa fu scritta dopo la creazione del nazismo,sarebbe ingenuo pensare che la lettera “profetizzò”la nascita del nazionalsocialismo,ancora peggio che avesse profetizzato persino l’appellativo volgare del suddetto movimento,teniamo in conto che parla di “nazismo”e non di “nazionalsocialismo”.

L’unico che seppe come si sarebbe chiamato questo movimento è Hitler giacchè egli steso lo battezzò. E’come inventare che Napoleone fece parte di una organizzazione segreta “X”ed inviò una lettera al personaggio “X”pianificando le guerre mondiali dove nella II Guerra Mondiale si sarebbero scontrati il nazismo tedesco contro gli Stati Uniti insieme ad altre potenze che sarebbero uscite infine vincitrici.

La lettera di Napoleone si sarebbe trovata nella biblioteca britannica esposta per un paio d’ore sino a che misteriosamente fu rubata da mani sconosciute. Però che profeta che fu Napoleone! Si capisce l’assurdità?

3° La terza incoerenza la troviamo nella medesima sezione sulla II Guerra Mondiale. Si dà a intendere che il nazifascismo si sarebbe scontrato dialetticamente con il sionismo politico. Grande errore e non di minor dettaglio,il nazionalsocialismo non si scontrò con l’ideologia sionista,nè con un sottogruppo giudeo ma si scontrò con tutto il popolo ebraico in quanto razza.

Vale a dire che evitó un conflitto dialettico contro una ideologia,in cambio elesse un conflitto dialettico naturale tra popoli con cosmovisioni differenti. I nazisti portarono il conflitto dialettico contro tutto il popolo ebraico,qualcosa che disgustò e fece infuriare i cabalisti,giacchè una condizione per la pretesa intronizzazione dell’Anticristo “del sangue di David”era evitare che il popolo ebraico fosse collocato ideologicamente come un opposto contraddittorio,perchè lo stesso doveva permanere al di sopra di qualsiasi opposizione (cioè dietro le quinte).

Hitler non avrebbe mai potuto essere un agente degli Illuminati precisamente per la sua posizione razzista,nè lo potè essere in forma incosciente (come suggerisce guarda caso il giudeo cabalista H. Makow),giacchè realizzò dottrinalmente proprio quel che i cabalisti giudei non avrebbero voluto.

Collocando tutto il popolo ebraico come nemico nazional-razziale parassitario del popolo tedesco ed europeo,Hitler creò l’unica opposizione che i cabalisti volevano a ogni costo evitare,vale a dire:quella razziale. Questa opposizone infatti distruggeva alla radice tutti i piani cabalisti e talmudici sia sul fronte pratico che su quello teorico.

Ai dirigenti ebraici non rimase altro che infuriarsi non tanto per la morte di un certo numero di giudei se non perchè Hitler distrusse la cosmovisione religiosa del mito del’unico popolo eletto,allo stesso tempo mise in evidenza la natura di suddetto popolo alla luce pubblica della Storia Universale.

Ai veri dirigenti del giudaismo non importerebbe in caso estremo,di dover sacrificare il sionismo (politico) e persino lo stesso Israele,dobbiamo intendere che per i razzisti il sangue viene prima anche della propria patria e della propria religione; in altre parole sarebbero disposti persino a sacrificare il sionismo politico se con ciò fosse possibile salvare il loro popolo da una futura persecuzione mondiale,allo stesso tempo ciò gli permetterebbe di continuare con tutti i privilegi di sempre ().

Il sionismo politico nasce con Theodor Herzl ma il sionismo religioso è millenario e ha obiettivi ben più grandi che non la semplice fondazione di uno Stato o Super-Stato in Medio Oriente. Sebbene la stampa sionista occidentale si affanni a negarlo,i “Protocolli dei Savi di Sion”sono veridici (cosa più importante della loro autenticità).

4° Vi sono coloro che si sorprendono quando si parla di una Terza Guerra Mondiale facendo riferimento ad uno scontro tra musulmani e sionisti,per infine annunciare un cataclisma globale.

Per prima cosa dobbiamo sapere che la Terza Guerra Mondiale secondo specialisti militari già è trascorsa,è stata la Guerra Fredda tra Stati Uniti e l’URSS con i corrispettivi paesi satelliti,la sua magnitudine fu mondiale e furono pochi i paesi che si salvarono dai suoi effetti negativi.

La diatriba fra giudei e musulmani allo stesso modo non è nulla di nuovo. Che tale conflitto venga stimolato e rafforzato dalla stampa del Sistema –dove vi sono sia sionisti che non sionisti –deve essere tenuto in conto come parte di un piano cospirativo però la cui fonte di ispirazione e direzione non è la lettera qui esaminata.

Infine il cataclisma totale e mondiale che viene profetizzato è facilmente rintracciabile in varie tradizioni religiose millenarie,non rappresenta nulla di nuovo,inoltre il piano per condurre i popoli allo stesso stadio viene descritto molto più dettagliatamente nei già menzionati Protocolli che in suddetta lettera.

Scopriamo anche che la massoneria,strumento del sionismo religioso,tiene come fine quello di collaborare per il conseguimento di detto piano. Il Tempio di Salomone verrà eretto a seguito della lotta sionista contro l’Islam dopo la distruzione della moschea che attualmente si trova sull’antico luogo di fondazione dello stesso.

Dacchè coloro che inventarono la lettera non potevano sapere con precisione chi avrebbe trionfato in questo scontro puntarono all’esito più scontato,ossia dire che entrambe le forze si sarebbero distrutte mutuamente.

5° L’ultima incoerenza:è una falsità comunemente creduta che detta lettera sia mai stata esposta nella biblioteca del Museo britannico di Londra. La biblioteca britannica ha confermato per iscritto che tale documento non è mai stato in loro possesso nè è mai stato dato loro in visione.

CONCLUSIONE

In definitiva,sino a oggi,non esiste alcuna prova conclusiva che dimostri che questa lettera fu mai veramente scritta. Questa strategia di inventare una storia credibile per modificare e distorcere la comprensione di un problema fu ordita da sionisti religiosi giudei e cabalisti.

Per cancellare ogni traccia della loro cospirazione non vi è idea migliore che forgiare una teoria cospirativa falsa (tengno presente i signori lettori che io credo nelle cospirazioni perchè esse vi furono e vi sono,però non dobbiamo commettere l’errore di credere in teorie cospirative false neurolinguisticamente programmate,in quanto esse sono sofismi disegnati per depistare e per sviare dalle tracce dei veri criminali,coloro che vivono di furti per comprare la loro libertà)

La cospirazione degli Illuminati è una cortina di fumo per mascherare la cospirazione sionista (religiosa-razzista e cabalista),non sono numerosi coloro che sanno che il fondatore degli “Illuminati”era di origine giudea (Weishaupt) e che creò questa organizzazione precisamente per non rovinare,usando come schermo i sinistri piani che questa elaborava,il santo nome e l’immagine della sua comunità biologica.

Secoli più tardi,nei tempi contemporanei i suoi abili connazionali o correligionari avrebbero sfruttato quella vecchia previsione,inventando una lettera che va compiendo la stessa medesima missione. Sino ad oggi.